Iniziativa popolare federale «Per un’economia utile a tutti»

di Reinhard e Daniel Koradi L’iniziativa popolare federale «Per un’economia utile a tutti» interessa tutti gli ambiti importanti della politica economica. Non serve interessi particolari, bensì si impegna per un’economia nazionale utile alla popolazione e con ciò a tutta la Svizzera. I promotori dell’iniziativa vogliono lanciare una discussione tra i citta­dini sulla futura politica economica del nostro paese.

La nuova definizione di «libertà» economica danneggia la collettività

In questi ultimi anni si è largamente imposta una forma perversa di economia libera di mercato che ha limitato il ruolo dello Stato. Questi ha perso la facoltà di prendere decisioni di economia politica in funzione delle situazioni che si presentano. Al giorno d’oggi, a causa del crescente individualismo nella nostra società, gli interessi personali prendono il sopravvento sugli interessi gene­rali. L’economia non si ritiene più responsabile nei confronti della collettività. La libertà economica assoluta ha portato a danni economici e in ambito di politica sociale che oggi devono e possono essere corretti. L’iniziativa vuole sostituire il primato dell’economia del capitale con il rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali e vuole proteggere, rispettivamente promuovere, strutture economiche e sociali locali.

Negli ultimi decenni si è diffuso un concetto economico che ha degradato lo Stato nazionale a ricevitore di ordini da parte di potenti organizzazioni economiche e del mondo della finanza. Con ciò in campo economico anche i cittadini di un qualsiasi paese sono stati interdetti.

L’iniziativa crea le premesse per riflettere su questi sviluppi e per apportarvi le correzioni necessarie in modo dignitoso.

Sì alla concorrenza qualitativa e innovativa

Nell’ambito della politica di concorrenza si regolano l’accesso al mercato (condizioni di ammissione per certe professioni o anche prodotti) e eventuali sanzioni nel caso di violazioni della concorrenza leale. Nella politica di concorrenza svizzera la libertà commerciale e industriale è fondamen­talmente garantita e con l’iniziativa non è messa in discussione. Ma i fautori dell’iniziativa vogliono promuovere la concorrenza leale e soprattutto combattere gli abusi di potere da parte di imprese aventi una posizione dominante in seno al mercato. «L’incentivazione della concorrenza» perseguita in questi ultimi anni con la deregolamentazione e la liberalizza­zione deve cedere il passo a una politica del fair-play e della parità di trattamento. La lotta unilaterale dei prezzi a scapito della qualità o dovuta a economie di scala e a pressioni sui prezzi presso i produttori deve essere ridimensionata dal rapporto qualità/prezzo. Sì alla concorrenza qualitativa e innovativa – no alla vendita di prodotti sotto i costi reali di produzione. Una strategia del plusvalore al posto di quella dei prezzi bassi si impone anche per il rispetto dell’ambiente e per la limitatezza delle risorse. I cicli di produzione diventati sempre più corti si devono di nuovo allungare a favore della qualità e di servizi adeguati (prodotti riparabili). Così si otterrebbe pure un effetto positivo sul mercato del lavoro (riparazioni).

L’iniziativa chiede che lo Stato intervenga sul mercato al momento che un partner:
  • segua una politica di concorrenza sleale
  • venda prodotti sotto i costi di produzione rispettivamente di acquisto (dumping),
  • offra prodotti di qualità scadente, per procurarsi un vantaggio di prezzo, -      
  • corra il rischio, con pressioni ingiustificate sui prezzi, di danneggiare l’economia (eliminazione della concorrenza – perdita di posti di lavoro) e la società (dumping salariale).

Con queste pretese ci si vuole assicurare che l’«economia» prenda atto di essere parte della società e si reintegri nell’unità politico-sociale. Un’altra pretesa della politica di concorrenza riguarda la protezione della produzione interna del paese. Protezione necessaria per evitare che sia il capitale a sostituire le prestazioni imprenditoriali, per esempio con acquisizioni, fusioni ecc. La sana crescita di un’impresa deve nascere dall’impresa stessa. Inoltre le operazioni speculative e la mentalità del profitto senza limiti hanno rovinato imprese solide e costituiscono una delle ragioni per le quali la Svizzera ha perso un gran numero di imprese tradizionali prestigiose e di successo (Saurer, Oerlikon-Bührle, Rieter, Sulzer, Swissair, ecc.). L’economia della finanza ha impoverito l’economia di produzione e in ultima analisi ha portato alla crisi finanziaria-economica mondiale. In Svizzera, grazie alla nostra struttura settoriale e imprenditoriale, abbiamo un’economia nazionale variegata, con reti regionali-locali consistenti, una delle ragioni che spiegano la disoccupazione relativamente bassa. Perché non dovremmo proteggere queste strutture? Regolazione del mercato e barriere commerciali tecniche sono provvedimenti legittimi della politica economica e dimostrano la volontà di assumere responsabilità nei confronti della popolazione e di proteggere la propria sovranità.

L’iniziativa protegge la politica congiunturale

L’economia nazionale conosce alcune leggi basilari che nel corso della liberalizzazione e della globalizzazione sono state consapevolmente dimen­ticate. Un’economia globale non conosce confini nazionali e non si interessa della politica congiunturale di singoli paesi. Con ciò l’economia nazionale è trascurata con relative conseguenze politico-sociali negative. Lo sviluppo economico segue i flussi del capitale. Una politica congiunturale orientata verso l’interno del paese non può più essere realizzata a causa della mancanza di possibilità d’influenza degli Stati nazionali. Gli obiettivi di politica congiunturale che risultano dall’esperienza e che corrispondono ai bisogni nazionali, come l’equilibrio tra produzione e consumo, la stabilità dei prezzi, la piena occupazione e una bilancia commerciale in larga misura equilibrata, si perdono nella concorrenza transnazionale e spingono le economie nazionali verso un ammasso globale di rischi (crisi economica mondiale). In tempi propizi però si dovrebbe consolidare il patrimonio popolare, in tempi cattivi si dovrebbe ridurlo. Se queste possibilità, fatte su misura degli Stati nazionali per dirigere l’economia, vengono cedute mediante contratti con organiz­zazioni internazionali quali il FMI, l’OMC o l’UE o con l’adesione a centrali transnazionali, lo Stato perde la sovranità economica e con ciò ogni possibilità di dirigere l’economia nazionale. L’iniziativa difende questa possibilità di influenza degli Stati nazionali e sostiene con ciò anche il mandato di congiuntura politica decretato dalla costituzione federale. In nome della coerenza però non lascia posto a compromessi in favore della libertà economica.

Approvvigionamento del paese

Con l’argomento secondo cui non esiste una minaccia immediata, l’approvvigionamento del paese è stato considerevolmente limitato. Comunque si continuano ad immagazzinare beni strategici importanti, per assicurare l’approvvigionamento con beni e servizi d’importanza vitale (fonti energetiche, sementi, grassi, ecc.). L’iniziativa pur confermando il compito della Confederazione, non vuole però fare concessioni alla libertà economica e stralcia perciò le relative eccezioni.

Potenziamento del margine di manovra politico-strutturale
della Confederazione


La politica strutturale di un paese serve a promuovere la coesione della popolazione e ad assicurare un futuro sociale, economico e culturale soprattutto alle regioni periferiche. La Svizzera ha sempre perseguito una politica di popolamento decentralizzata. La politica strutturale sovente è stigmatizzata, ritenendola orientata verso il passato e con poche visioni del futuro. Sono però proprio le strutture create nel passato sulle quali si costruisce il futuro. Distruggere strutture significa compromettere il proprio avvenire. È proprio la Svizzera ad avere a disposizione una struttura sociale, statale e economica assolutamente idonea per affrontare il futuro. La varietà dei settori e delle dimensioni delle imprese garantiscono un’economia ad alto livello e stabile, e con ciò un’alta quota di occupazione. Per il nostro paese la salvaguardia delle strutture significa il mantenimento delle prospettive per il futuro. Perciò dovremmo porci senza vergogna davanti alle nostre strutture per proteggerle. Gli autori dell’iniziativa hanno riconosciuto l’importanza del mantenimento delle strutture per il futuro. Essi sostengono la Confederazione nei suoi compiti in materia e vogliono perfino allargare il suo campo d’azione.

Politica agricola sostenibile

Nella Costituzione federale alla Confederazione viene assegnato il compito di realizzare una politica agricola che promuova una produzione sostenibile, risponda alle esigenze del mercato e rechi un sostanziale contributo soprattutto all’approvvigionamento sicuro della popolazione, alla salvaguar­dia delle risorse naturali, alla cura del paesaggio e delle colture e all’occu­pazione del territorio decentrato. L’iniziativa sostiene questo compito in tutta la sua dimensione. Le misure prese dalla Confederazione devono corrispondere ai compiti multifunzionali dell’agricoltura. Multifunzionale significa che l’agricoltore, accanto ai compiti prettamente produttivi, deve salvaguardare e mantenere il territorio coltivato, curare la molteplicità degli spazi vitali naturali, mantenere la vita sociale nelle zone di campagna e creare zone di svago per la gente delle zone con alta concentrazione di popolazione. Come incentivo per soddisfare le forme di produzione in armonia con la natura e che rispettano l’ambiente e gli animali, gli agricoltori ricevono i pagamenti diretti. Inoltre la Confederazione è invitata a promuovere la com­mercializzazione dei prodotti locali con dichiarazioni di origine e ad accordare agli agricoltori aiuti per gli investimenti. Sta negli interessi della popolazione svizzera mantenere, rispettivamente incoraggiare un’agricoltura produttiva. La nostra sicurezza di approvvigionamento, e con essa anche la nostra indipendenza, stanno in relazione diretta con un’esistenza sicura per i nostri agricoltori, e questo in seno alle strutture esistenti oggi. L’iniziativa non sta in nessuna contraddizione con il compito costituzionale dell’agricoltura. Tuttavia con le pretese di politica concorrenziale propone misure dirigistiche incisive, alfine di permettere alla Confederazione di adempiere al suo mandato costituzionale.

Concludendo

L’iniziativa «un’economia utile a tutti» è una risposta chiara alle conseguenze negative di una strategia unilaterale di crescita e di globalizzazione. Con la richiesta «proteggere – sviluppare – trasmettere» i fautori dell’iniziativa ci incitano a riflettere e ad agire. I critici potranno rimproverarci di promuovere il protezionismo e di tras­curare l’economia di esportazione. Fintanto che sono in gioco interessi statali vitali, e l’iniziativa tratta interessi vitali, i cittadini hanno il diritto, e perfino il dovere, di prendere misure di protezione. Non si tratta di favorire l’economia interna a scapito di quella d’esportazione. Ambedue hanno la loro importanza per l’economia nazionale. Dal punto di vista della politica congiunturale l’economia interna del paese rappresenta un fattore stabilizzante e può essere influenzata dalla Svizzera stessa, mentre l’economia di esportazione è in­fluenzata dallo sviluppo dei mercati esteri ed è soggetta a grandi fluttuazioni. Sta a noi decidere se siamo capaci di riconoscere la realtà dell’economia e di cambiare direzione, verso una forma economica che sia utile all’uomo e non al capitale.